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il convento di Colfano

 LUOGHI ED ARTE

Si conservano le antiche mura castellane restaurate e la trecentesca Portarella, mentre una seconda porta è parzialmente visibile in quanto interrata sotto il piano stradale di fronte alla chiesa sconsacrata della Concezione.

Sulla minuscola piazza principale (l'antico Castelvecchio) sorge il nuovo palazzo municipale, di fronte al quale si trova la chiesa matrice, poco più sotto si trova piazza G.Leopardi (l'antico Castelnuovo).

All’interno della plebale, purtroppo quasi completamente rifatta agli inizi degli anni ’60, si conservano: Madonna del Rosario con i santi Caterina da Siena e Domenico (attribuito a Fabio Angelucci da Mevale, fine del XVI secolo); Madonna con Bambino e santi Giuseppe, Rocco, Apollonia, Marco (?), Filippo Neri, Pietro da Verona, Pietro (sec. XVII); Trinità, Vergine e santi (sec, XVII).

Poco distante si trova il Convento di Colfano (il toponimo, anche in questo caso, rimanda ad epoca romana), coevo a S. Francesco (la tradizione lo dice addirittura fondato dal santo di Assisi), o di epoca di poco posteriore, possiede una Madonna in trono e santi Francesco, Pietro, Giovanni Battista, Ludovico di Tolosa, di Nobile da Lucca, tavola firmata e datata 1490; Crocifissione con Vergine, S. Maria Maddalena, S. Giovanni Evangelista, S. Francesco (tela attribuita al medesimo pittore caldarolese); Sacra Famiglia di Giovanni Andrea de Magistris firmata e datata 1547; Vergine Lauretana e santi Venanzio e Antonio Abate (anonimo operante tra il XVI e XVII sec.); Cristo Redentore, Vergine Immacolata, beato Francesco Piani; Madonna del Carmelo e sante Agata e Lucia, SistoV papa e Carlo Borromeo (?) (tele entrambe attribuite a Domenico Malpiedi da San Ginesio); Simbolo Eucaristico e santi Giovanni da Capestrano e Pasquale Baylon (anonimo del XVIII secolo).

La chiesetta di S. Maria di Garufo (ora di proprietà privata), già esistente nel XIII secolo, oltre ad affreschi più tardi e in parte perduti, ne conserva uno, molto bello, rappresentante la Madonna in trono con Bambino attribuito a Paolo da Visso (circa metà del XV secolo) con ai lati, di mano successiva, i santi Venanzio e Marco, che in qualità di protettore tiene in mano la forma urbis di Camporotondo.

(Interno Portarella)