camporotondo di fiastrone

 

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il convento di Colfano

 

Cenni storici intorno al Convento di Colfano

Nel cuore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini , a Bolognola, dalla fonte del Fargno nell’omonima Forcella nasce il torrente Fiastrone, l’antico Flusor. A San Lorenzo di Fiastra il suo corso è sbarrato dalla diga artificiale ultimata nel 1952, creando così un caratteristico lago, apprezzato da turisti e pescatori.

Il Fiastrone, cercando da milioni di anni un varco tra il monte Fiegni ed il monte Corvo, ha scavato gole impervie e profonde: le Forre. Le sue acque scorrono vicino alle Lame Rosse , luogo poco conosciuto, ma suggestivo ed affascinante. S’intravedono dalla strada come un piccolo strappo al verde mantello mediterraneo, ma, per apprezzarne il suo fascino, bisogna recarsi molto vicino. Il nome deriva dal fatto che sono costituite da conglomerati di scaglie rosate, le cui forme cambiano negli anni a causa dell’erosione, del gelo e degli agenti atmosferici. Mi danno l’impressione di essere un minuscolo frammento di Gran Canyon del Colorado, in mezzo ai Sibillini. La fantasia di ciascuno di noi vi può riconoscere forme strane, quali un gallo, un camino. Interessante è anche il Salto della Regina, dove nei giorni temporaleschi vi è una cascata d’acqua di oltre cento metri.

La Grotta dei Frati

Lungo le gole del Fiastrone, dove il torrente scorre nel fondo di questa vallata, stretta e coperta di fitta vegetazione, si trova la Grotta dei Frati. E’ una spelonca a strapiombo a circa 600 m. s.l.m., che si apre nel fianco di una ripida gola. Durante le invasioni barbariche ha fornito rifugio alla povera gente perseguitata. La grotta, utilizzata dai benedettini di San Romualdo di Santa Maria in Insula, verso la fine del duecento fu lasciata agli Spirituali francescani. E’ un eremo alquanto isolato e quasi inaccessibile; vi si può arrivare solo tramite sentieri, salendo da Montalto o da Monastero, due piccoli abitati del Comune di Cessapalombo.

All’interno della grotta c’è una minuscola chiesa conosciuta fin dal 1234 e dedicata a S. Egidio eremita; i Clareni, che vedremo in seguito,  la intitolarono a Santa Maria Maddalena e vi scavarono una cisterna in grado di raccogliere l’acqua piovana. La comunità utilizzava l’acqua potabile di una fonte, sita in una grotta laterale, ma in seguito forse un abbassamento della falda acquifera la fece esaurire. Durante il XVI secolo, i frati Cappuccini, con l’appoggio di Caterina Cibo duchessa di Camerino, cercarono di ottenere l’eremo, ma non vi riuscirono.

Nel 1587 in questo luogo, ideale per la contemplazione, sette religiosi vi conducevano un’esistenza penitente, solitaria e durissima. Quasi tutto quel poco che era necessario per vivere così poveramente, doveva essere portato a spalle o a dorso d’asino lungo il sentiero. L’uomo moderno non sarebbe certamente in grado di vivere in quei luoghi.

Il 15 ottobre 1652 Papa Innocenzo X approvò la bolla Instaurandae regularis disciplinae, intesa alla soppressione dei piccoli conventi (quelli con meno di sei religiosi) negli Stati italiani, isole comprese. In seguito al provvedimento, fu decretata la chiusura di 1.513 conventi: un quarto di quelli esistenti.

Il piccolo romitorio della Grotta dei Frati  fu quindi affiliato a quello di Colfano, il cui personale doveva provvedere al servizio religioso festivo per i pastori e carbonai, che abitavano la zona. Ma, quando la comunità lasciò la grotta, la natura silvestre del luogo riprese il sopravvento: crebbero intorno erbacce ed arbusti e divenne inagibile.

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