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il convento di Colfano

 

Le origini     (stemma francescano)

Non si trovano documenti sulla sua origine, poiché, durante le soppressioni delle comunità religiose degli anni 1866 e 1870, andò distrutto l’archivio del convento.

Gli storici francescani Paolino da Venezia (prima metà del 1300) e Bartolomeo da Pisa (ultimi decenni dello stesso secolo) citano Colfano con il nome di Rezapalumbi (Cessapalombo) tra i numerosi conventi della Provincia Minoritica Picena, che abbracciava tutti gli ordini francescani delle Marche.

Lo studioso che si è interessato dei francescani nelle Marche è: Luca Wadding, storico irlandese, che nei suoi “Annales” si occupa da San Francesco fino al 1500. Gli Annali sono una raccolta degli avvenimenti, che sono accaduti in un anno. Il Gonzaga Francesco, ministro generale dell’ordine francescano nel 1579, ne parla nel suo “De Origine” già citata. Tassi Luigi dalla fine del 1900, Padre Giacinto Pagnani e Padre Antonio Talamonti (originario di Monte Fiore dell’Aso) li prenderà in considerazione nello scorso secolo.

La fonte di S. Francesco

Nell’anno 1215 (altri documenti affermano tra il 1220 e il 1221) San Francesco d’Assisi compì un viaggio ad Ascoli Piceno (il suo terzo nelle Marche). Colfano, seppur fuori dalle grandi vie di comunicazione, è un posto obbligato di attraversamento del torrente Fiastrone, per chi proviene dall’ascolano ed è diretto verso Camerino e l’Umbria. Al ritorno, seguendo quindi la via Picena, poco prima di imboccare la vallata del Chienti, che lo avrebbe portato in Assisi, il Santo si trovò a passare in questi luoghi. Si fermò a pregare nella folta selva, che ricopriva il luogo solitario. Secondo la tradizione mai smentita, S. Francesco avrebbe fatto scaturire in quel luogo una sorgente, chiamata anche oggi Fonte di S. Francesco. Le popolazioni vicine gli offrirono poi il terreno, per costruire il monastero. La fonte si trova attualmente al centro e sotto il refettorio del monastero. L’acqua, di ottima qualità, fu usata per le necessità delle popolazioni vicine e per la costruzione del convento, che durò circa cinque anni.  Secondo la testimonianza del celebre padre Ferdinando Diotallevi, novizio nell’agosto del 1885, qualche anno prima la fontana si seccò perché i frati, stanchi del continuo affluire della gente, la negarono. Ma poi, essendo stata concessa, ritornò al normale livello, come si conserva oggi.

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