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il convento di Colfano

 

In questo periodo si ebbe anche una colorita fioritura di nomi significativi per allora, ma un po’ astrusi per noi. I Disciplinati, gli Umiliati, i Bocchesotto, erano laici non appartenenti ad alcun ordine religioso, ma legati alle parrocchie o ai conventi e facenti parte di confraternite. Essi si occupavano di assistenza ai malati nei lazzaretti e negli ospedali. I Boscarioli si differenziavano, poiché vivevano per lo più nei boschi.  Le pinzochere erano donne devote, frequentanti le chiese. Gli appartenenti alle confraternite usavano spesso un abito grigio indossato anche dai sacrestani.

All’inizio i Fraticelli non furono dichiarati espressamente eretici, ma ci si limitava a rimproverarli di vivere come un nuovo Ordine, non riconosciuto dalla Chiesa. Il pontefice Giovanni XXII   dichiarò apertamente che la povertà francescana era una finzione giuridica e si mostrò intollerante nei confronti dei fermenti che percorrevano l’ordine francescano come una fronda.

I Fraticelli contestarono ostinatamente Papa Giovanni XXII ed i successori con lui solidali, in quanto lo accusavano di eresia, per le sue opinioni sulla povertà e di non avere il potere di modificare le indicazioni di S. Francesco. Da un punto di vista teologico, non dovrebbero essere considerati veri eretici, poiché non negavano alcuna verità  a cui la Chiesa proponeva di credere. Si tratta quindi di un’eresia creata dall’Inquisizione medioevale, vale a dire un errore perseguito come un’eresia. Ciò che ha dato più fastidio è stata la contestazione dell’autorità ecclesiastica e l’attacco all’unità della Chiesa. Forse questa pseudo-eresia è da attribuirsi alla scarsa efficienza del potere centrale e periferico della Chiesa.

I Papi usarono contro di loro i metodi forti: Inquisizione che eventualmente comportava l’applicazione del rigoroso esame (tortura) e consegna al braccio secolare  con conseguente autodafè.

Nel 1318 quattro frati furono condannati al rogo, ma essi ribadirono fino alla fine il Papa incompetente a modificare la regola di S. Francesco d’Assisi, ritenuta il livello più alto della perfezione evangelica.

Fra Michele da Calci, al secolo Giovanni Berti, originario di Pisa, abitante nelle Marche fu arrestato a Firenze il 26 gennaio 1389, su denuncia di alcune pinzochere. Allo stesso, che aveva già subito un altro processo, furono riconosciuti 18 capi d’accusa, fu così affidato al braccio secolare. Michele si rifiutò di rinnegare le sue idee e il 30 aprile 1389 fu arso vivo a Firenze, nella piazza dove avvenivano le esecuzioni capitali.

Queste esecuzioni richiamavano di certo parecchia gente, ma a mio parere non dovevano offrire sicuramente uno spettacolo edificante, quando si vedeva ardere viva una o più persone. Per rendersi conto di cosa accadesse, basta leggere il secondo capitolo del libro “L’autunno dell’azteco” di Gary Jennings Rizzoli editore.

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