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Le
insorgenze antifrancesi La
fine del 1700, periodo non eccessivamente lontano da noi, non poteva
considerarsi tranquillo neanche per le comunità religiose. I monasteri non
erano esenti da attacchi e saccheggi. Le insorgenze e i tumulti contro i
Francesi dal 1797 al 1799 causarono non pochi problemi alla tranquilla
convivenza nelle Marche. Riporto
per l’appunto un episodio, ripreso dal libro “Insorgenti Marchigiani” di
Sandro Petrucci. Origine
di ciò fu il decreto delle truppe di occupazione francesi di consegnare le
armi. Gran parte delle truppe, con carriaggi e le artiglierie pesanti, erano
acquartierate in campagna. I contadini si ribellarono e i soldati francesi, che
rimanevano isolati, venivano aggrediti e uccisi. I Marchigiani erano fermamente
decisi ad opporsi a tale decreto, oltre che per la perdita delle armi in se
stesse, soprattutto perché le case rimanevano così indifese ed esposte alle
aggressioni dei malviventi. La popolazione rurale contrastò dunque fieramente
ogni vessazione a causa delle truppe franco - cispadane quali violenze, ruberie,
requisizioni, eccidi ecc. Venerdì
24 febbraio 1797 l’armata franco cispadana, al comando del generale francese
Rusca, specializzato in operazioni contro l’insorgenza e soprannominato dalla
popolazione matricolato ladrone, da Civitanova attraversò il fiume
Chienti ed attaccò gli insorgenti di S. Elpidio a Mare. Questi si erano
rifugiati all’interno del recinto murario dell’orto del convento dei frati
cappuccini. I contadini si difesero valorosamente e non vollero arrendersi:
caddero parecchi soldati francesi e cispadani. L’assedio durò più di
un’ora alla fine i contadini, rimasti senza munizioni, dovettero ritirarsi
nella chiesa. Un cannone fu posto davanti alla porta della chiesa, che divelse
la porta, i colpi rovesciarono il tabernacolo, l’altare maggiore e alcuni
quadri furono danneggiati. Una volta entrati, i soldati franco-cispadani
uccisero quelli che vi si trovarono e rubarono la pisside. Se i Francesi
cercavano il metodo, per farsi odiare dalla popolazione, ci erano riusciti
benissimo! Il generale Rusca in una lettera del successivo 26 febbraio scrive
alla popolazione elpidiense: «Voi …avete inalberato lo stendardo della
ribellione … Di già le fiaccole erano in pronte per incendiarvi … I
religiosi di S. Francesco de’ Minori Osservanti hanno pure caldamente perorato
per il vostro perdono». L’abitato fu risparmiato al saccheggio e
all’incendio grazie anche all’intercessione dei frati minori. p11 P1 P2 P3 P4 P5 P6 P7 P8 P9 P10 P11 P12 P13 P14 P15 P16 P17 P18 P19 P20 P21 P22 P23 P24 P25 P26 P27 |