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il convento di Colfano

 

La conferma del culto al Beato Francesco, trattata durante il pontificato di Pio VI, aveva avuto esito sfavorevole, dovuto principalmente alla discordanza degli storici circa il luogo di nascita del Beato. Il proposto e Vicario Foraneo Don Antonio Mariotti volle di nuovo ripresentare alla Santa Sede la pratica, per ottenere la conferma del culto. Finalmente nel settembre 1843, grazie anche all’aiuto di illustri personaggi, quali il cardinale Pallotta, si ottenne dal pontefice Gregorio XVI la conferma del culto.

Nel 1854-1855 un’epidemia di colera colpì gravemente la zona, ma gli abitanti di Caldarola la superarono indenni. I fondi stanziati vennero utilizzati per le urgenti necessità dovute all’epidemia, i festeggiamenti solenni per la conferma del culto del beato furono rimandati al maggio del 1859.

Intorno alla metà dell’Ottocento i frati minori contavano il maggior numero di conventi e di religiosi nelle Marche. La media era di circa 20 religiosi per convento e di 36 nei conventi di studio. Questa espansione fu bruscamente arrestata dalle soppressioni del 1861 e del 1866. A causa di esse nei successivi trent’anni i religiosi diminuirono di quasi due terzi. Vediamo bene quello che accadde!

Il 3 gennaio 1861 venne emanato da Ancona il decreto nr. 734 del regio commissario straordinario per le Marche Lorenzo Valerio, che sopprimeva moltissimi ordini religiosi, fra cui i francescani ed altri enti ecclesiastici. Poco dopo un altro decreto proibiva alle congregazioni risparmiate di aprire nuove case. Tale provvedimento rientrava peraltro nella politica di laicizzazione, voluta dal conte di Cavour. Con la legge del dicembre 1861 si dava la facoltà, per ragioni di pubblico servizio, di occupare le case degli ordini soppressi e così in breve molti conventi furono requisiti.

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