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Il
14 febbraio 1861 i frati, con angoscia e amarezza, dovettero assistere
all’inventario degli arredi sacri e dei mobili, che passavano al demanio. I
religiosi rimasero, in ogni modo, nel convento fino al 30 dicembre 1866, data in
cui fu applicata la legge generale di soppressione, approvata dal parlamento
italiano il 7 luglio dello stesso anno. La
terza soppressione del 1866 - 1868 colpì tutti gli ordini religiosi. Col
decreto 3 gennaio 1861 si potevano confiscare tutti i beni di sostentamento dei
religiosi, per contro veniva assegnata loro una piccola ed insufficiente
pensione di Stato e concesso l’esercizio dei diritti politici e civili, ma era
limitato ai religiosi il diritto di riunione. Il
ricevitore del Registro di Camerino, il sindaco di Camporotondo Casimiro Bocci
ed alcuni testimoni si recarono in convento, dove, convocata la piccola comunità,
composta di quattro sacerdoti, tre laici ed un terziario, si notificò il
provvedimento. I religiosi, con gran dispiacere, dovettero immediatamente
lasciare la loro dimora. L’interessamento del Comune di Camporotondo impedì la chiusura della chiesa: fortunatamente venne nominato custode l’ex guardiano P. Bonaventura Calandrini da Monte Vidon Corrado, aiutato da un inserviente laico. Si evitò così che gli arredi sacri venissero distribuiti alle parrocchie bisognose, il Comune fece inoltre riparare la volta della chiesa, che era caduta, danneggiando l’altare maggiore. Il convento con l’annesso terreno venne ceduto al demanio. I locali del monastero erano intanto divenuti inabitabili, tanto che i due religiosi furono costretti a trasferirsi in una vicina casa di contadini. Uno
dei motivi per i quali le autorità civili emanarono leggi, per sopprimere gli
ordini religiosi, fu la presunta mancanza d’edifici. Dopo questa soppressione,
l’amministrazione statale entrò in possesso di monasteri, che furono adibiti
ad ospedali, scuole, prefetture, caserme, biblioteche, cimiteri e musei; alcuni
stabili furono venduti addirittura a privati. Sull’isola Maggiore del lago
Trasimeno la famiglia Guglielmi, dove prima sorgeva un monastero, fece costruire
un museo delle armi. I
frati, uomini di profonda spiritualità, hanno diffuso la religione cristiana e
ne hanno difeso i principi anche a costo della loro incolumità. Con tutte le
colpe della Chiesa, questi religiosi non meritavano certo di perdere tutto ciò
che i loro predecessori avevano acquistato e mantenuto con tanti sacrifici e
privazioni. L’applicazione letterale con eccessivo zelo della legge causò non
pochi episodi spiacevoli. Infatti in pochi mesi tutti i frati furono costretti a lasciare i conventi, trovarsi una casa ed un lavoro, per vivere. Alcuni chiesero di andare in Palestina o in missione, altri trovarono posto pressi parroci, ospedali o famiglie. Con l’abito religioso presso le famiglie erano poco graditi e almeno nei giorni lavorativi dovettero toglierselo. Solo pochissimi restarono ad abitare una piccola parte dei conventi, per custodire le chiese, che rimasero aperte. Papa Pio IX, forse per cercare di arginare la dispersione degli Ordini, il 17 gennaio 1867 concesse ai Francescani d’Italia la possibilità di ricevere e tenere denaro, fare donazioni, lasciti e viaggiare con qualsiasi mezzo. p15 P1 P2
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