camporotondo di fiastrone

 

home

arte

storia

una poesia

economia

per mangiar bene

vie di comunicazione 

il convento di Colfano

 

Giovedì 3 febbraio 1944 a Camporotondo i partigiani aprirono l’ammasso di grano e lo distribuirono alla popolazione; il successivo 10 febbraio fu sabotata la linea telefonica del paese.

Certo, in quel tragico mercoledì 22 marzo 1944 quando a Montalto, vicina frazione di Cessapalombo, furono fucilati dai nazi-fascisti 26 partigiani, le popolazioni vicine furono colpite da grave sconforto, ma i religiosi cercarono di evitare che si perdesse la fede e la speranza in Dio.

Tra il convento di Colfano ed il Santuario di San Liberato, al confine tra il comune di S. Ginesio e quello di Sarnano, distante intorno ai 15 chilometri, c’è sempre stato un intercambio di personale.

Padre Sigismondo Damiani, già tenente cappellano degli Alpini durante la Prima guerra Mondiale, quando divenne guardiano nel vicino convento di San Liberato, si adoperò fattivamente, per costruire una nuova strada di accesso, infatti  prima vi si accedeva solo per una mulattiera. Accadde qui un fatto emblematico. Il 9 maggio 1944 alle ore 15.00 quattro partigiani, tra cui alcuni Slavi, provenienti da Piobbico (Sarnano), si presentarono  nel monastero e, col pretesto di parlargli, fecero chiamare il Guardiano che si trovava in cantina a cambiare il vino. Giunto di sopra, nei pressi dell’ingresso della chiesa, i partigiani, ritenendo erroneamente che il Damiani fosse un collaborazionista dei nazi-fascisti, spararono vari colpi che raggiunsero Padre Damiani anche al capo.  Soccorso dal fratello, anche lui religioso del medesimo ordine, morì sul pavimento della chiesa, vicino alla tomba di San Liberato.

Il 21 giugno 1944 la divisione paracadutisti “Nembo”, proveniente da Ascoli Piceno, raggiunse Sarnano e il giorno successivo proseguì in direzione di Macerata. Del reparto faceva parte Alvaro Marinozzi,  un giovane appena ventunenne di Camporotondo di Fiastrone che, seppure si trovava a passare vicino casa, non cercò di far visita ai familiari. Per lui il dovere veniva prima, riuscì comunque a consegnare un biglietto per la famiglia ad un conoscente. I Tedeschi in ritirata sembra che vogliano attestarsi  sul fiume Chienti, secondo una linea difensiva denominata “Machtig”. Il reparto di parà intanto prende posizione all’Abbadia di Fiastra. La madre di Alvaro, ricevuto il biglietto, dopo tanto tempo che non rivedeva il figlio, decise di andarlo a trovare a piedi, accompagnata da un’altra donna: fu l’ultima volta che abbracciò il figlio. Durante i duri scontri del giorno 26 giugno 1944, che porteranno alla liberazione delle città di Macerata e Tolentino, il giovane paracadutista fu gravemente ferito ad una gamba e ricoverato all’ospedale da campo di Sarnano, dove il 5 luglio morirà, forse a causa delle infezioni alle ferite che allora non si riuscivano a curare.

Nel dopoguerra l’Italia visse un’energica ricostruzione: anche per il monastero di Colfano fu un momento proficuo e fecondo.  In questo periodo emergono due straordinarie figure umane: padre Ugo Corradini e fra’ Giulio Paoloni.

p18

P1 P2 P3 P4 P5 P6 P7 P8 P9 P10 P11 P12 P13 P14 P15 P16 P17 P18 P19 P20 P21 P22 P23 P24 P25 P26 P27