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Il Fiastrone (di Giorgio Massari) Battesimato da ben tre prelati e col Rotondo, santolo, di lato, lascia la roccia e cala verso il prato da un percolar di gocce, appena nato. Dalle nevi d’alta quota scende giù, torrente schivo, frequentato dalla trota, prova certa ch’è ben vivo. Sfiora i lisci sassi nudi e spumeggia la canzone che ad agosto tu non sudi se ti immergi nel Fiastrone. L’aria fresca delle cime ai pallori della luna, i cristalli delle brine vivi poi che il cielo imbruna scioglie il lago suo incostante, a livello controllato da una diga un po’ inquietante, se la incontri mozza il fiato nella notte solitaria, silenziose e squame e piume, a conforto sol, per l’aria, di lontano, qualche lume. Va per gole suggestive a confin dei Monti Azzurri, c’è una grotta, lì si vive di gran pace e di sussurri. Scende ancora e si fa lento, pei liquami meno puro, più che un canto ora è un lamento, e il colore si fa scuro. La corsa al giorno dopo chi l’ ha vinta? Silenti ninfe fanno danze amare, han costruito ovunque, a lontra estinta, l’acqua affoga nel Chienti e, poi, nel mare. __________ (Giorgio Massari nasce ad Ancona il 13 febbraio 1938 sotto il segno dell'acquario che sottolinea il carattere creativo e poliedrico. Durante la scuola media dà già prova di innate e spiccate capacità poetiche, successivamente, purtroppo soffocate dagli aridi e impegnativi studi di ingegneria. Passa gli anni giovanili a Bologna dove vive il periodo goliardico con grande impegno e spensieratezza. Tuttora vive a Recanati dove la bellezza del paesaggio ha fatto prepotentemente venir fuori la propensione per la poesia). |